Questa è la storia di cosa succede quando le regole a volte sembrano non tener conto dell’umanità. La fine del calvario di una giovane famiglia



Un messaggio da parte di una famiglia che voleva finalmente poter raccontare la propria esperienza...


Quando nessuno, soprattutto - sembra- le Istituzioni, si ferma a dire: “Aspettiamo. Ascoltiamo. Aiutiamo.” Questa la storia di una giovane coppia e del loro bimbo. Non dirò nomi né luoghi, ma cercherò di mantenere il completo anonimato, dando voce ad una coppia che ha voluto raccontare questa loro esperienza e la delusione verso alcune Istituzioni del paese. Oggi questi ragazzi possono finalmente dire: Ce l’abbiamo fatta! Ma a che prezzo? Cosa si sarebbero aspettati?

Una coppia giovane, con negli occhi ancora la stanchezza di chi aveva attraversato il periodo Covid, anni che hanno completamente cambiato e spesso devastato la mente umana riempiendola solo ed esclusivamente di insicurezze e di paure. Il mondo era ripartito, la paura si era fermata lì, a quegli anni difficili.

Un figlio piccolo, fragile solo nell’età, non nel sorriso. Tante assenze…e ci sta: la scuola dell’obbligo non permette tutto questo. Ma la mamma stava attraversando un momento particolarmente buio della sua vita e la paura si amplificava nell’aria fredda del mattino, nelle mani degli altri bambini, nei colpi di tosse che nessuno notava più. Ogni influenza le sembrava una minaccia enorme, ogni febbre un ritorno all’incubo. Così, molte volte, il bambino restava a casa. Non per capriccio, ma per paura. Paura vera. Probabilmente lo sbaglio più grande di chi in questi momenti dovrebbe sostenere, anche confortare soprattutto quando vivi in piccole realtà dove ti conosci da anni e anni, è quello di giudicare: farlo a scuola o nei bar.. senza mai fermarsi un attimo, semplicemente, a parlare e capire. Forse nessuno si sedette mai accanto a lei per chiederle:

“Come stai?”

“Cosa ti ha lasciato tutto questo?”

In un paese anche questo fa lo spirito di comunità.

Addirittura, dopo accuse e bocciatura del bimbo, la coppia si ritrova davanti a un verbale con la paura, reale e tangibile, che qualcuno possa portare via il loro figlio…inizia il calvario. 

Si arriva persino al Tribunale, davanti ad un giudice…viene assegnato addirittura un tutore legale.

“Ci siamo sentiti solo giudicati e mai ascoltati, nessun genitore nasce genitore ma lo diventa piano piano, crescendo i propri figli. Le paure e le ansie mi hanno portato a sbagliare, ma errare è umano e forse mi sarei aspettata un altro approccio da parte di istituzioni (prima di tutto compaesani) che sanno – come si suol dire- vita opere e miracoli della mia famiglia”.

Le istituzioni, invece, anche nelle piccolissime realtà arrivarono come arrivano le lettere ufficiali: fredde, dritte, senza voce. Nessuna chiacchierata tranquilla, nessun tempo dato all’ascolto. Solo moduli, segnalazioni, parole grandi come “dovere”, “obbligo”, “tribunale”.

Quando il “potere” sembra scelga la via più facile invece di quella giusta.

Racchiudo in breve una storia lunga e difficile, che potrebbe capitare a chiunque perché ognuno di noi è fragile e nella fragilità si possono commettere degli errori. Ma chi Governa un piccolo paese prima di arrivare all’ultimo step in questi casi, dovrebbe , probabilmente, rifletterci e fare l’impossibile.. perché basta mettere l’aspetto umano prima di quello istituzionale per evitare talune cose.

La coscienza alcune volte ancora oggi sembra vada in ferie ( quando conviene....)

Questo è un blog, che nessuno si senta toccato anche perché questo racconto potrebbe solo far bene ed aprire un nuovo modo di affrontare alcune situazioni.. soprattutto da parte di chi ha il dovere politico ma anche (nei paesi soprattutto) UMANO di amministrare. 

C'è una bella differenza tra bontà e buonismo ...



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